Investimenti Esteri in Polonia

La Polonia rappresenta uno scenario di grande interesse non soltanto sul versante degli scambi commerciali bilaterali, ma anche su quello degli investimenti diretti nel Paese, confermandosi come uno degli Stati membri che esercitano la più forte attrattiva in ambito UE; l’Italia, in particolare, si caratterizza per una significativa presenza di investitori in Polonia, soprattutto nel settore dell’automotive.
Con riferimento agli investimenti esteri (e sul punto la normativa polacca è pienamente allineata a quella europea), trova integrale applicazione il principio del trattamento paritario, non sussistendo normativamente distinzioni (in termini di limitazioni o di permessi aggiuntivi) tra investitori provenienti da Paesi membri ed investitori extra UE.
In generale, l’atteggiamento mostrato dal Paese nei confronti degli investimenti stranieri è di grande apertura, avendo la Polonia fortemente puntato su tale elemento per il proprio sviluppo economico. Con la precipua finalità di attrarre gli investitori, il Paese ha provveduto, fin dagli anni ’90 del secolo scorso, alla creazione di quattordici Zone Economiche Speciali (c.d. “ZES”), ossia aree con infrastrutture e spazi per le attività, che, attraverso l’applicazione di incentivi fiscali per le imprese che vi sono situate, mirano alla creazione di condizioni di vantaggio per l’avvio di nuove attività imprenditoriali o, appunto, per attrarre investitori stranieri. Sono previste, a titolo esemplificativo, esenzioni dell’imposta fiscale sui redditi in misura percentuale sull’investimento effettuato (o sul costo del lavoro), o ancora esenzioni dalle imposte sugli immobili per gli imprenditori che si impegnino a mantenere il possesso degli immobili stessi per un periodo di tempo minimo (solitamente, di cinque anni). Peraltro, negli anni più recenti (a partire dal 2016), in considerazione del risultato soddisfacente di tali misure, il Paese ha deciso di estendere il regime proprio delle ZES anche al di fuori dei confini territoriali delle stesse e di allargarlo all’intero territorio nazionale, allo scopo di ulteriormente potenziare la propria attrattività sul piano degli investimenti. L’attività di supporto gli imprenditori stranieri che intendono investire nel Paese è affidata, in particolare, alla Polska Agencija Inwestycij i Handlu (PAIH), o Polish Investment and Trade Agency, il principale ente pubblico deputato a tale scopo.
Pur in questo quadro di grande apertura, si segnala che sono tuttavia presenti limitazioni alla libertà di fare impresa in relazione ad alcuni settori: in particolare, gli investimenti in terreni e immobili sono soggetti a restrizioni nei confronti di persone fisiche e giuridiche non residenti nell’area economica europea, mentre per determinati settori ritenuti di importanza strategica (quali quello del trasporto aereo, dell’energia, delle emissioni radiotelevisive, delle operazioni portuali ed aeroportuali), si prevede che la quota di partecipazione di controllo straniera non possa superare la soglia del 49%.
Per concludere sugli investimenti, si può affermare che, in base alle valutazioni delle principali agenzie di rating, il Paese è caratterizzato da un basso profilo di rischio (sia quanto al rischio creditizio, sia quanto al rischio assicurativo e al rischio Paese), ricevendo inoltre un giudizio positivo dalla Banca Mondiale in merito al contesto imprenditoriale (indice Doing Business). La prossimità con i mercati principali dell’Europa orientale, così come la presenza nel Paese di manodopera qualificata ed economica, uniti alla già menzionata solidità del sistema bancario e alle misure attrattive messe in campo dal Paese, sono tutti fattori che contribuiscono a favorire la scelta di investire nel Paese.
In conclusione, la Polonia è sicuramente un Paese a cui vale la pena guardare con attenzione, presentando caratteristiche assolutamente interessanti per i potenziali investitori, italiani e non.

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