La tutela alle DOP alla luce dei regolamenti Europei

di Dott.ssa Maria Giovannella Calandri

Nel 2017 la Corte di Giustizia Europea è stata chiamata a dare la propria autorevole opinione in materia di denominazione protetta, più comunemente definita DOP, nella causa C-393/16. In particolare, la questione verteva sull’interpretazione dell’art 118 quaterdecies, par 2, lett a) ii) del Regolamento n. 1234/2007 e dell’art 103 par. 2, lett a) ii) del Regolamento n. 1308/2013.

Nel caso di specie, il Bundesgerichtshof si era trovato a dover decidere sulla controversia tra il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne e l’Aldi Sud Dienstleistungs-GmbH & Co. OHG. La prima lamentava una violazione della DOP “Champagne” e mirava ad ottenere un provvedimento inibitorio dell’utilizzo di tale denominazione. L’azienda tedesca aveva infatti immesso sul mercato un prodotto surgelato denominato “Champagner Sorbet”, contenente una percentuale di Champagne pari al 12%. Il tribunale teutonico interrogava quindi la Corte su quattro distinte questioni pregiudiziali, atte a dirimere la controversia:
Il primo interrogativo posto era volto a individuare se, nel caso di specie, gli articoli sopracitati potessero essere applicati anche quando la Denominazione di Origine Protetta venga impiegata solamente come parte della designazione di un prodotto alimentare non conforme al disciplinare di produzione ma al cui prodotto sia stato aggiunto un ingrediente rientrante nel disciplinare medesimo. Al punto 35 della Sentenza, la Corte dichiara che gli artt 118 quaterdecies, par 2, lett a), ii) del Regolamento n. 1234/2007 e 103 par. 2, lett a), ii) del Regolamento n. 1308/2013 possano essere applicati in questa sede.

In caso di risposta affermativa al primo punto, la Corte doveva poi valutare se l’azienda tedesca, nel concreto, avesse intenzione di godere della notorietà della Denominazione di Origine Protetta “Champagne” nell’immettere il proprio prodotto sul mercato. In particolare, era necessario capire se si rientrava nella fattispecie tutelata dagli articoli sopracitati e quindi se si andava a configurare una modalità di indebito sfruttamento della notorietà di tale DOP. La Corte, dopo aver richiamato le disposizioni relative alla denominazione dei prodotti alimentari contenute nella Direttiva n. 2000/13/CE e nel Regolamento UE n. 1169/2011 , ritiene che, in questo frangente, l’utilizzo di una DOP non possa essere considerato un modo di procedere indebito e quindi che la denominazione geografica in questione non godesse della protezione degli articoli 118 quaterdecies, par 2, lett a), ii) del Regolamento n. 1234/2007 e 103 par. 2, lett a), ii) del Regolamento n. 1308/2013.

Un ulteriore quesito che pone il Bundesgerichtshof è se, nel caso in cui sussistano le condizioni descritte nella seconda questione, il caso integri un’illegittima fattispecie di usurpazione, imitazione o evocazione. La Corte risponde a questa terza questione dichiarando che l’utilizzo della DOP in questa situazione non costituisce un’usurpazione, un’imitazione o un’evocazione ai sensi dell’articolo 118 quaterdecies, par 2, lett b) del Regolamento n. 1234/2007 e dell’art 103 par. 2, lett b) del Regolamento n. 1308/2013.

Ultima questione che la Corte è chiamata a risolvere sta nell’interpretazione dell’art. 118 quaterdecies, par 2, lett c) del Regolamento n. 1234/2007 e dell’art 103 par. 2, lett c) del Regolamento n. 1308/2013, cioè se possono essere applicati solo nel caso di indicazioni false o ingannevoli volte a condurre in errore il pubblico sull’origine geografica di un prodotto. Questo quesito risulta interessante perché entrambi i sopracitati articoli effettivamente fanno riferimento, nel loro dettato, ad indicazioni false o ingannevoli che figurino sulla confezione o sull’imballaggio, nella pubblicità o nei documenti relativi al prodotto vitivinicolo interessato. La ratio delle norme si riconduce al voler evitare indicazioni false o ingannevoli sia sull’origine geografica dei prodotti, sia con riguardo alla natura o alle qualità essenziali del prodotto. Questo potrebbe essere esattamente la situazione della denominazione “Champagner Sorbet” se il prodotto non avesse come caratteristica essenziale il gusto generato dall’effettiva presenza di Champagne come ingrediente.

Nel concludere, la Corte ammette che sicuramente la denominazione “Champagner Sorbet” attrae su di sé la notorietà del DOP “Champagne” ma ciò non consiste in uno sfruttamento illecito né un vantaggio indebito e pertanto permette all’azienda tedesca di continuare ad utilizzare la denominazione “Champagner Sorbet”, ma solo nel caso, che adesso spetterà ai giudizi tedeschi valutare, in cui il prodotto sappia veramente di Champagne. Altrimenti la denominazione “incriminata” costituirebbe davvero un’indicazione falsa o ingannevole e, di conseguenza, illecita.

In merito a tutto ciò, alla luce del caso concreto, giova ricordare come i Regolamenti n. 1234/2007 e n. 1308/2013 facciano parte di una serie di misure adottate dall’Unione Europea per dare sostegno diretto agli agricoltori senza tuttavia sacrificare gli aspetti economici , puntando ad un’esponenziale crescita nel mercato, aiutata proprio dalle tutele e dalle concessioni che i Regolamenti riescono ad elargire

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